Nell’ambito dell’ottava edizione di Taste Alto Piemonte, organizzata dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte il 9 e 10 novembre al Grand Hotel des Iles Borromées di Stresa, ho avuto la fortuna di partecipare a un tour nel cuore della Val d’Ossola, alla scoperta dei vini Valli Ossolane DOC, una delle dieci denominazioni tutelate dal Consorzio.

Da Taste Alto Piemonte alla Val d’Ossola
L’esperienza è stata immersiva: in sala stampa abbiamo assaggiato quattro etichette di Valli Ossolane Doc Nebbiolo Superiore di aziende diverse e la sera stessa ci siamo seduti a tavola con i produttori.
Marco Martini della cantina Cà da l’Era di Pieve Vergonte (VB), che era seduto accanto a me, mi ha anticipato con un po’ di timidezza, le bellezze di questo territorio.
«Domani sarete a casa mia, a pranzo da Cà d’Matè a Crevoladossola, dove mia moglie Mara Toscani vi accoglierà insieme a un gruppo di produttori delle Valli Ossolane. Viviamo nella punta del Piemonte, circondati su tre lati dalla Svizzera. C’è una sola strada principale da cui si dipartono sette strade secondarie per arrivare ai paesi. C’è una bella linea ferroviaria che raggiunge Locarno e che porta il pittoresco nome di Ferrovia Vigezzina Centovalli. Amiamo molto questi luoghi.»

La camminata tra i vigneti delle Valli Ossolane
E così, curiosi e con un’ottima predisposizione di spirito, il giorno successivo, il lunedì 10 novembre, il nostro gruppo stampa è partito per il tour nel cuore della Val d’Ossola.

Ad attenderci in vigna, Matteo e Marco Garrone di Cantine Garrone, quinta generazione della famiglia, colonna portante della rinascita dei vini in questa valle.
Abbiamo passeggiato tra pergole e filari a Montecrestese, uno dei comuni di riferimento della zona, in un anfiteatro esposto a sud con vigneti piantati fino a 600 metri di altitudine.
Il cambiamento climatico — che al momento permette di produrre vini freschi, non troppo alcolici, moderni e delicati — ha visto, per la prima volta negli ultimi cinque anni, crisi idriche che un tempo erano impensabili, anche se al momento gestibili.
«In passato in Ossola c’erano circa 1000 ettari di vigneto, tutti terrazzati; oggi ne rimangono solo 40. Lo sviluppo delle attività industriali ha portato allo spopolamento della campagna, alla perdita della manodopera e a una proprietà molto frammentata. Con l’immigrazione di ritorno si è tentato di produrre nuovamente vino, ma i proprietari dei vigneti si avvalevano del lavoro di alcuni viticoltori trattenendo metà del vino. Il commercio di vino sfuso partiva verso la Svizzera. Questa era la situazione negli anni ’70. Nel frattempo si era persa la professione del viticoltore.» racconta Matteo Garrone, enologo e agronomo dell’omonima azienda.
Per fortuna le cose sono cambiate, la mezzadria è sparita e la famiglia Garrone ha messo a disposizione le conoscenze enologiche e vitivinicole a beneficio della comunità e degli altri viticoltori.
Attualmente Matteo Garrone, insieme al fratello Marco, al padre e allo zio, vinifica da 11 ettari: 3 gestiti direttamente e 8 con uve conferite da circa 30 piccoli proprietari. La produzione annuale ha raggiunto le 50.000 bottiglie.
La viticoltura locale un tempo era legata alle “toppie”, parola che in dialetto locale vuol dire pergola, sotto cui si coltivavano anche segale, patate o fieno.

La toppia, mettendo distanza tra i grappoli e il suolo molto spesso ghiacciato, protegge l’uva dal congelamento e dagli animali selvatici; l’alternativa oggi più usata è il guyot.
«Abbiamo salvato le pergole più vecchie, molte delle quali a piede franco, propagandole per propaggine. La loro resa è molto bassa, di soli 45 q/ha, mentre nei filari giovani, dove l’allevamento della vite è a guyot, si arriva a 70 q/ha. Coltivare questi vigneti richiede molto impegno, tanta dedizione e una prospettiva di guadagno non proprio allettante.» racconta Matteo.

Il vitigno autoctono per eccellenza qui è il prünent: un clone di nebbiolo molto antico, più delicato e meno concentrato rispetto al nebbiolo che siamo abituati ad assaggiare. È difficile trovare il nebbiolo da solo: i filari misti sono tradizionali e i produttori hanno mantenuto l’antica usanza locale.

Nei vigneti, oltre al nebbiolo, sono presenti altre uve da sempre coltivate nelle valli: la croatina, che arricchisce i vini di un’interessante speziatura, pochissima barbera – quasi scomparsa perché il grappolo è troppo compatto e si ammala facilmente – e un po’ di merlot. Per i vini bianchi i vitigni principalmente utilizzati sono lo chardonnay e l’erbaluce (attenzione il nome erbaluce non può apparire in etichetta).
La degustazione delle etichette di quattro produttori alla trattoria di Trontano
Dopo tante passeggiate e racconti, ci siamo spostati a Domodossola per scoprire anche la bella cittadina che fa da riferimento ai piccoli paesi del circondario. Da qui parte il trenino delle Centovalli, con il quale ci siamo diretti per la degustazione finale del nostro tour — in compagnia di quattro produttori — alla Trattoria della Stazione di Trontano.

Oltre ad assaggiare alcuni piatti tipici della zona, i produttori ci hanno guidati in un approfondimento sulla denominazione Valli Ossolane.
Alla trattoria di Trontano abbiamo chiacchierato e degustato i vini di
- Paolo dell’azienda Dea Valdossola di Masera,
- Corrado de La Cantina di Tappia di Villadossola,
- Marco Martini di Cà da l’Era di Pieve Vergonte,
- Matteo e Marco Garrone di Cantine Garrone di Domodossola.

Matteo Garrone, dopo varie esperienze in importanti cantine italiane e francesi, ha messo a disposizione le sue competenze di enologo a beneficio dell’intero gruppo.
«Siamo una squadra molto affiatata di vignaioli ossolani. Attualmente sei cantine escono con le proprie etichette di Valli Ossolane DOC.» Marco Martini racconta la sua esperienza: «Io e mia moglie non proveniamo da una famiglia di viticoltori: io mi occupo del settore edile e mia moglie era sommelier in alberghi di lusso. Abbiamo deciso, all’età di 40 anni, di buttarci in questa avventura. I miei nonni ci hanno lasciato terreni che rischiavano di finire in stato di abbandono. Abbiamo piantato il prünent e, grazie all’aiuto di Cantine Garrone, abbiamo iniziato a vinificare e oggi stiamo esportando in diversi paesi del mondo, anche in Australia, Nord America e Nord Europa.»
Grazie alle meravigliose ragazze di AB comunicazione per la perfetta organizzazione e per averci accompagnati in un viaggio indimenticabile alla scoperta dell’enogastronomia della Valle più a nord del Piemonte!