Cantina Bera, Neviglie (CN) – 26 luglio 2024
Intervista per la Guida Slow Wine 2025
«La nostra concezione del vino parte da un’idea semplice, quella che ho imparato dai miei nonni: il vino deve essere un alimento quotidiano, qualcosa che si beve con piacere e che accompagna i momenti della giornata. Se non c’erano pane e vino sulla tavola, mio nonno non si sedeva neanche. Rispetto e valorizzo i vini da meditazione, ma credo che il vino debba essere soprattutto un piacere accessibile.»
Il protagonista è sempre il vigneto
«Voglio portare sul mercato vini che rispettino il territorio. Quando bevo un mio vino, voglio sentirci il Basarin, il Rabajà, il Serraboella… ognuno deve raccontare la propria storia. Il legno, per me, è solo uno strumento: il protagonista deve essere sempre il vigneto.»
Alta Langa, un progetto che seguiamo dalla vigna alla bottiglia
«Negli anni abbiamo ampliato la produzione. All’Alta Langa Bera Brut abbiamo affiancato un Blanc de Blancs e anche un rosato.
Oggi facciamo cinque Barbaresco, tra cui i cru Rabajà, Basarin e Gallina, e stiamo investendo anche a Monforte, nei cru Mosconi e Ginestra.»
«In cantina stiamo seguendo passo passo la fermentazione dell’Alta Langa. Le bottiglie sono a temperatura controllata, usiamo strumenti come l’afrometro per misurare la pressione interna: in questo momento siamo quasi a sei atmosfere. È affascinante vedere come la bolla si forma. È il cuore del nostro progetto Alta Langa, e lo seguiamo in ogni fase, dalla vigna alla bottiglia.»
«Le radici della nostra azienda risalgono agli anni ’70, quando abbiamo iniziato a imbottigliare. Facevamo Barbera, Dolcetto, Nebbiolo e Moscato per il consumo quotidiano e per la vendita sfusa. Oggi il lavoro è cresciuto, ma l’anima è rimasta la stessa: rispetto per il territorio e per il tempo che serve al vino per esprimersi davvero.»