Manca poco a Vinitaly e lo sappiamo tutti quanto sia centrale nel nostro calendario. Ma prima di immergermi nei padiglioni veronesi, c’è una storia che devo ancora raccontare: quella della mia prima esperienza a Wine Paris.
Perché è stata intensa, piena, utile.
Wine Paris non è stata una semplice fiera: è stato un vero e proprio laboratorio di relazioni, incontri, spunti e contatti che sto ancora metabolizzando.
Dietro le quinte del vino, davvero
Ho parlato con oltre 50 persone durante l’evento: produttori, colleghi, clienti, consorzi, giornalisti.

E ho anche lavorato per un ristoratore —Nicola Mecca di Accademia Ristorante di Casale Monferrato — accompagnandolo a reincontrare alcuni vignerons di Champagne. Incontri così si fanno solo in un contesto dove il mondo del vino si ritrova davvero, fisicamente, per parlare, assaggiare e costruire cose nuove.

Un evento pensato bene
Sono arrivata in metropolitana, ho attraversato la strada, e in trenta secondi ero dentro: accesso immediato, orientamento facile, mappa stampata dietro al pass.
Già nella prima mattinata avevo partecipato alla masterclass di Wines of Hungary, fatto un giro esplorativo, e naturalmente… tappa al padiglione Italia, che sembrava casa.

Ed è proprio lì, allo stand di Braida, dove c’era Raffaella Bologna, che si è concentrato uno dei momenti più belli della fiera. Ho incontrato Tim, un importatore di Londra, che avevo conosciuto in Italia grazie alla mia amica giornalista Marianna Natale di iShock.
Dove ci siamo ritrovati? Naturalmente lì, in Italia, al padiglione Italia.
Mi dice: “Sto cercando Braida.”
E io: “Seguimi.”

Arriviamo davanti allo stand, e c’erano una decina di persone, calice in mano, tra cui Francesca Poggio, del Poggio di Gavi, che aveva compiuto gli anni il giorno prima, ed Elisa Semino, della Colombera di Vho (frazione di Tortona, in provincia di Alessandria), che li compiva proprio quel giorno.

Abbiamo brindato tutti insieme.
Tim mi guarda, solleva il calice, e mi dice in inglese: “This is home.”
Aveva ragione.

Perché tornare? Perché funziona.
Wine Paris ha raccolto 5300 espositori da 50 Paesi produttori e oltre 50.000 visitatori professionali da 143 nazioni. Come ha scritto Rodolphe Lameyse, Vinexposium CEO di Wine Paris “just keeps getting bigger and better every year”, diventando sempre più il luogo dove il mondo del vino e degli spirits si incontra davvero, sotto un unico tetto.
Le sale masterclass sono gratuite, accessibili e ben segnalate, con staff che ti accompagna anche solo se ti fermi a leggere un programma.

La sala stampa è ben attrezzata: prese, tavoli, divani, caffè e scaffali pieni di comunicati sia della fiera che delle singole aziende. Il padiglione Champagne, che Nicola e io abbiamo esplorato poi con calma, aveva zone tematiche ben organizzate, info point, mappe e tavoli di degustazione liberi utilissimi per orientarsi prima degli incontri.
Wine Paris è utile
Lo è per chi scrive di vino, per chi lo vende, per chi lo serve, per chi lo produce. È un evento in cui non ti perdi, ma ti ritrovi. In cui non collezioni biglietti da visita, ma conversazioni. In cui non ti limiti a scoprire novità, ma capisci come si muove il settore.

Per questo, sì: ci tornerei.
Appuntamento 9 – 11 Febbraio 2026, Paris – Porte de Versailles