Poderi Colla, San Rocco in Seno d’Elvio – Alba (CN) – maggio 2024
Intervista per la Guida Slow Wine 2025
«Le esigenze del mercato cambiano e in cantina cerchiamo di andare in direzione dei gusti dei nostri clienti, ma senza perdere l’identità dei nostri vini.»
La parola chiave: freschezza
In vigna il cambiamento climatico porta sempre più caldo e il nostro obiettivo, come agronomi ed enologi, è portare in cantina uve fresche. La parola chiave è la freschezza dell’uva, che ritroviamo poi nel vino. Portare uve fresche vuol dire lavorare in modo diverso in vigna. Fondamentale è l’inerbimento: un terreno inerbito è molto più fresco di un suolo lavorato, peggio ancora diserbato. Si lavora inoltre sulle quantità di foglie davanti e dietro il grappolo, per avere la giusta combinazione e il giusto equilibrio.
Il momento della raccolta
Fondamentale è il momento di raccolta dell’uva. Se si sbaglia di un giorno, due o tre, è un disastro. I caldi che abbiamo durante la vendemmia — che non è più a settembre-ottobre ma spesso ad agosto-settembre — portano a variazioni infinite, e sbagliare anche solo di poco è un errore grave. Per questo cerchiamo sempre di anticipare la raccolta. Freschezza, lo dico ancora una volta, vuol dire bella acidità, niente alcol troppo elevato ed equilibrio perfetto del vino.
Vini come quelli degli anni Novanta, alcolici e con acidità bassa, oggi il mercato fatica a recepirli e a berli.
Alta Langa e pinot nero
Siamo in una vigna di Alta Langa (pinot nero) piantata nel 1977, una delle più vecchie della zona. Fino a pochi anni fa, si raccoglieva a inizio settembre; negli ultimi anni invece ad agosto, passando dal 20 al 16 agosto.
Un vino, una storia di famiglia
Il nostro Alta Langa si chiama Pietro Colla: in onore di mio nonno, Pietro Colla, classe 1894. Fu lui a iniziare a produrre il metodo classico nel 1909, quando aveva 15 anni, presso la cantina Gancia, imparando a lavorare direttamente da Giuseppe Gallese, che Carlo Gancia aveva mandato in Champagne per apprendere questa tecnica di vinificazione.
A inizio Novecento in Italia c’erano solamente sei persone capaci di fare tutta la lavorazione del metodo champenoise, dal tiraggio al dégorgement, e mio nonno era uno dei sei. Ebbe in seguito la possibilità di lavorare anche in altre aziende molto importanti di spumante in Italia.
Per tutta la vita, fino alla fine degli anni Ottanta, quando aveva 90 anni, ha lavorato producendo metodo champenoise e qualche bottiglia di dolcetto, barbera e nebbiolo, ma davvero poca cosa.
Noi oggi, come cantina, produciamo il metodo classico Alta Langa “Pietro Colla”, in onore a lui che ha dedicato tutta la vita alla produzione del metodo champenoise.