Video registrato per la guida Slow Wine, ed. 2026, il 23 giugno 2025.
Rocco di Carpeneto, Carpeneto (AL) .
«Siamo passati alle bottiglie di vetro leggero, ma ci siamo presi un po’ di tempo: volevamo essere sicuri che reggessero anche i trasporti oltre oceano, visto che li facciamo. Siamo riusciti a traghettare quasi tutta la produzione su bottiglie da 400 g, partendo da quelle che usavamo prima, che erano da 550 g.

Un’altra cosa di cui siamo molto contenti è l’utilizzo di un cartone marrone color Havana al posto di quello sbiancato che avevamo in precedenza. Ci siamo resi conto che per sbiancarlo è necessario un processo chimico. Non vale davvero la pena.
Per quanto riguarda i fornitori, sia per le bottiglie sia per le etichette cerchiamo, per quanto possibile, la prossimità.
Le etichette arrivano da Calamandrana, che dista circa 40 minuti, mentre per bottiglie e cartoni andiamo a Serravalle. Qui a Carpeneto purtroppo non c’è nulla, quindi un po’ di chilometri bisogna comunque farli.»
Facciamo vini naturali e vorremmo che fossero accessibili, non dico a tutti, ma al maggior numero di persone possibile.
«Questo ci ha richiesto uno sforzo in più: prima si riusciva a vendere senza fare praticamente nulla e si aveva più tempo da dedicare alla vigna e alla cantina; oggi bisogna impegnarsi di più, ma è normale, succede in tutti i settori. Non abbiamo cambiato l’equilibrio tra vendite interne ed estere, ma seguiamo il mercato in modo più attivo, anche in prima persona.»
«In questa vigna, come in tutte le altre, da anni abbiamo smesso di usare qualsiasi concime e qualsiasi forma di concimazione. Tutte le vigne sono condotte a inerbimento spontaneo permanente, quindi abbiamo abolito anche il sovescio. È una fase sperimentale di osservazione, perché in viticoltura è fondamentale provare direttamente le cose prima di trasformarle in dogmi.

Sono vigne tenute in modo più “selvaggio” rispetto alla viticoltura moderna: pochissimi trattamenti, pochissimo rame e naturalmente un po’ di zolfo.
È stata abolita qualsiasi sfogliatura, non vengono più fatte cimature. In sostanza, sono più le pratiche del non fare rispetto a quelle del fare che vi posso raccontare.»