Contratto, Canelli (AT) – luglio 2024
Intervista per la Guida Slow Wine 2025 dalla casa tra le vigne di Bossolasco
Contratto è famosa per le sue cantine storiche, parte del patrimonio Unesco, con una storia che risale al 1867.
«Le vigne per gli Alta Langa, si trovano a Bossolasco e Bossolaschetto – dove si trovano circa il 90% dei nostri vigneti – e raggiungono i 750 metri di altitudine.
Qui coltiviamo principalmente pinot nero e chardonnay.
È stata una scelta un po’ azzardata all’inizio: molti mi dicevano “sei sicuro di andare così in alto per fare spumante?”.
Ho scelto di salire, perché credo che — soprattutto negli ultimi dieci anni, con i cambiamenti climatici — sia l’unico modo per ottenere un’uva speciale, capace di coniugare intensità ed equilibrio al momento della vendemmia. Più si sale, più il ciclo vegetativo si allunga, e si arriva così a una maturazione più armonica.
Chi vuole fare un grande vino deve partire dalla vigna, portando in cantina uve già equilibrate. Questo, per un metodo classico, non è scontato: spesso si punta troppo sulla tecnica di cantina, ma senza una materia prima perfetta non si otterrà mai un vino che abbia davvero equilibrio, intensità e longevità. Si può fare qualcosa di buono, ma non di “grandissimo”. Bisogna tornare ai valori fondamentali: la vigna.
Noi lavoriamo così sia con Contratto sia con La Spinetta — due aziende “gemelle” che da decenni seguono un approccio biologico in vigna.
Mio padre ha smesso di usare diserbanti quasi cinquant’anni fa, e da allora non ne abbiamo più dati.
Con il tempo abbiamo affinato le pratiche, non per moda o per compiacere qualcuno, ma perché vogliamo creare un ambiente sano e vivo nelle nostre vigne.
Quando i ragazzi vengono qui, possono mangiare direttamente l’uva senza alcun problema: è la prova concreta di un equilibrio naturale.
Sempre più produttori piemontesi stanno andando in questa direzione, ma noi vogliamo fare un passo in più: mantenere la base biologica e aggiungere una visione più ampia, più profonda e coerente. Non si tratta solo della vigna: conta anche come lavorano le persone, con che spirito arrivano ogni mattina, il rispetto per l’energia, per il territorio, per l’ambiente.
È un approccio globale, un modo di vivere l’azienda.
Nel mondo del vino si parla sempre di più di “pronta beva”, ma è un termine che non significa molto.
Se un produttore lavora bene già in vigna, riesce a dare vini che hanno intensità e identità, ma anche un approccio immediato e piacevole.
Un vino importante può emozionare fin dal primo assaggio, pur sapendo che tra dieci o vent’anni sarà ancora diverso.
Un vino che puoi bere con un piatto o semplicemente al bancone di un bar, anche a New York: chiedi un calice di bianco, lo assaggi e ne vuoi subito un altro.
Questo non è “pronta beva”: è interpretare il vitigno nel modo giusto.»