Intervista a Francesca Poggio, guida Slow Wine, edizione 2026.
Maggio 2025, Gavi (AL).
Siamo a Gavi, in frazione Rovereto, una delle sottozone del Gavi DOCG, nel comune di Gavi. Ci troviamo su terreni argillosi, di terra rossa con presenza di sabbia. Qui abbiamo lavorato il terreno dopo una concimazione organica, essendo in conduzione biologica.
Ci siamo fermati in questo punto per farvi notare la differenza tra vigna vecchia e vigna nuova: la vigna giovane ha uno sviluppo vegetativo molto più vigoroso. Qui produciamo il nostro Gavi del Comune di Gavi “etichetta nera”, per noi il vino più importante.
È il vino su cui lavoriamo per ottenere sempre maggiore capacità di invecchiamento, grazie al potenziale di questi terreni.
Milioni di anni fa qui c’era il mare: lo testimoniano le piccole pietre diffuse ovunque.
Queste pietre garantiscono un ottimo drenaggio, anche se rendono più difficile il lavoro in vigna. Dal punto di vista agronomico sono preziose, ma mettono a dura prova le attrezzature.
Grazie a questo drenaggio, negli anni con piogge invernali riusciamo ad accumulare riserve idriche utili per l’estate.
Negli anni siccitosi, invece, la situazione diventa complessa per tutti.
Da alcuni anni abbiamo scelto la bottiglia leggera. Una scelta nata anche dall’aumento dei costi delle materie prime dopo la guerra in Ucraina.
Ma è soprattutto una scelta intelligente: meno emissioni e maggiore sostenibilità. Abbiamo accompagnato questa scelta anche con l’utilizzo del tappo a vite.