Cantina Giovanni Daglio, Costa Vescovado, Colli Tortonesi – 2 maggio 2024
Intervista a Carlo Daglio per Guida Slow Wine ed. 2025
“Carlo cosa stai facendo per rispondere alla crescente richiesta del mercato di vini di pronta beva?”
“Facciamo vino da bere: una Barbera pensata per la beva immediata e un Derthona altrettanto bevibile. In azienda abbiamo due linee, sia per la barbera che per il timorasso. La linea riserva segue il percorso tradizionale della riserva, mentre la linea classica è pensata per un consumo più immediato, entro due anni dalla vendemmia. Questa linea ha un prezzo più accessibile e mira a raggiungere una platea più ampia, non solo esperti o degustatori, ma anche bevitori occasionali.

Per la linea classica del Derthona, utilizzo il tappo a vite. Lo mando in mescita nei wine bar e nei locali, facendolo il più fine e bevibile possibile. Il mio obiettivo è che venga consumato fresco.
Un altro vino che ritengo pensato per essere immediato – ma non per questo semplice – è il Montelusore, prodotto da Moscato Nero raccolto tardivamente e appassito sulla pianta. È un vino sorprendentemente fresco, dolce e versatile. Si abbina con tante pietanze, dai formaggi locali come il Montebore ai dolci tipici tortonesi, come i baci di dama.
Dietro di noi, possiamo vedere la parte alta del vigneto piantato l’anno scorso: un suolo magro, dove il timorasso coltivato sarà destinato a diventare un Derthona riserva tra 10-15 anni.
“È interessante notare come due vigneti con lo stesso DNA – Timorasso, piantato lo stesso giorno nello stesso anno – possano dare risultati tanto diversi in base al suolo, che cambia nel giro di pochi metri.”
Qui alle mie spalle, i primi otto filari, partendo dal basso, verdi e rigogliosi daranno un Derthona più giovane fra cinque anni. In alto, invece, le piante si stanno sviluppando più lentamente e produrranno una riserva fra dieci anni.
La selezione del suolo è fondamentale: 100 metri di differenza tra una vigna e l’altra determinano se un vino diventerà un “piccolo Derthona” o una riserva.
“È il suolo che fa la differenza, non il numero di grappoli lasciati sulle piante. Non si butta via l’uva, ma si valorizza ciò che il terreno offre.”
