Mercato dei Vignaioli Indipendenti FIVI, 6a ed, racconto della giornata

guida ai vini del Piemonte

Mirko alla 6a edizione del Mercato dei Vignaioli Indipendenti FIVI

di Mirko Sciutto

6a edizione del Mercato dei Vignaioli Indipendenti FIVI, movimento di cui ho già scritto in più occasioni e di cui non nego un certo senso di appartenenza.

Il perché è racchiuso in questo concetto: “il vignaiolo FIVI coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto… vendendo sotto la sua responsabilità con il suo nome e la sua etichetta”.

Mai come al Mercato organizzato dalla Fivi o dai Vignerons Independent francesi ho modo di percepire il senso di responsabilità dei produttori stessi per un lavoro che in più di un’occasione è divenuto vera e propria vocazione.

Lavorare bene, diminuendo al minimo l’uso di additivi seguendo da vicino il vigneto in modo da vinificare uve sane perché tra fare un buon vino oppure fare un vino buono c’è molta differenza.

Questa volta non vorrei scrivere di vini e produttori piemontesi perché vorrei dare spazio anche a realtà meno conosciute, a produttori che mi hanno conquistato con ottimi vini ma soprattutto per la loro professionalità intrisa di umanità.

Non fraintendetemi, dal punto di vista enologico il Piemonte non è secondo a nessuno, inoltre a breve pubblicherò una breve intervista ad un giovane produttore di Castiglione Falletto che manco a dirlo è socio FIVI, ma in questa edizione sono rimasto piacevolmente impressionato da vini e produttori di aree eterogenee come la Calabria con Casa Comerci e Arcuri, la Basilicata con Musto Carmelitano, la Liguria con ViaAmoris, il Veneto con Nardello e Terre di Pietra, le Marche con La Marca di San Michele e l’Alto Adige con Kobler.

Gli assaggi della giornata

  • VisAmoris
    Finalmente un produttore ligure che per calorosità e simpatia è molto poco ligure che…. detto da un mezzo ligure per giunta di confine, la dice lunga! L’ent
    usiasmo e la voglia di far conoscere il proprio territorio in un calice, con un vino/vitigno troppe volte imbastardito.
    Finalmente un Pigato che non si confonde con il Vermentino, dove la componente minerale è la spina dorsale di tutti i vini realizzati. Trovo davvero complicato menzionarne soltanto due vini perché ho trovato precisi e ben equilibrati tutti i vini degustati; ho apprezzato: molto l’RLP Pigato Verum 2015 e l’RLP Pigato Domè 2015.
  • Casa Comerci
    Conquistato dal Sig. Domenico e dall’accorata passione per la propria terra, dove poche centinaia di metri fanno la differenza ma soprattutto dove soltanto negli ultimi anni la viticoltura tra trovato nuovi stimoli, più coesione e la voglia di uscire al di fuori dei propri confini, mi hanno impressionato il Rèfulu 2013 ed il Rèfulu 2012 da uve Greco Bianco in purezza.
    Didattica la verticale del Libìci dal 2011 al 2007 un magliocco canino in purezza.
  • Weinhof Kobler
    quando la preparazione e l’entusiasmo vanno di pari passo! Ho promesso ad Armin, il proprietario che andrò in azienda a visitare questi piccoli appezzamenti da cui ricava due pinot grigio: il Klausner 2015, da terreni sabbiosi e l’Oberfeld su terreni argillosi; così diversi ma altrettanto coinvolgenti. Ottimo anche il Feld un Gewurztraminer profumato e di grande finezza.
  • Nardello
    Ottimi i vini, soprattutto per il rapporto qualità / prezzo, di questa azienda gestita da Daniele e sua sorella Federica, situata a Monteforte d’Alpone, una delle aree maggiormente vocate per il Soave. Ho apprezzato particolarmente il Soave Doc Classico Meridies 2015 da sole uve Garganega ed il Soave Doc Classico Vigna Turbian 2015 da uve Garganega (70%) e Trebbiano di Soave. Note di fiori bianchi, fresco e bel equilibrato il primo, più maturo il Vigna Turbian dove la nota minerale prevale anche in bocca.
  • Arcuri
    uno dei vini rossi che maggiormente ho apprezzato è stato lAris, il Cirò Doc Classico Superiore della cantina Arcuri. Due ettari coltivati esclusivamente a Gaglioppo ( biologico ), su terreni composti da argilla, limo e sabbia rossa da vigne ad alberello del 1980.
    Un vino di impatto, non semplice, direi marino; ben bilanciato che termina con un finale molto lungo. Moka e cioccolatini all’arancia per il Cirò Rosso Classico Riserva 2011, con un tannino deciso e un finale lungamente sapido.
  • Terre di Pietra
    Altra conferma per questa piccola azienda guidata da Laura e Cristiano, coniugi testardi e determinati nel cercare i propri vini; senza compromesso alcuno.
    Il Valpolicella Superiore Vigna del Peste 2013 e il Valpolicella Superiore Mesal 2013 sono tra i miei rossi preferiti della Valpolicella “allargata”. Il primo, croccante al naso con intensi frutti rossi, sapido e di grande beva; il Mesal è più fine al naso, elegante con tannini setosi ed un finale lungo.
  • Marca di San Michele
    Quando degustai per la prima volta il Capovolto, correva l’anno 2011 e lo trovai splendido.
    Da allora ho assaggiato più volte sia il Verdicchio Castelli di Jesi Classico Riserva Passolento che il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Capovolto ma oggi come non mai ho apprezzato questi due vini che hanno grandi differenze di base e due caratteri ben definiti. Il Capovolto 2015 l’ho trovato sottile al naso ma caldo, dinamico e profondo. Il Passolento 2014 pur in un’annata complicata, si offre con sentori floreali che virano sulla pesca e fiori secchi; al palato energico e sapido.