Intervista registrata a giugno 2022, presso la cantina La Colombera di Vho, Tortona (AL), per la guida Slow Wine, edizione 2023. Siamo nella nuova sala degustazione annessa alla cantina: una sala ampia e luminosa con la vista che spazia sulle vigne circostanti.
Elisa con l’ausilio della mappa del territorio, ideata dal marito – l’agronomo Davide Ferrarese – insieme a Vigna Veritas, ci parla dell’uva Timorasso, dei Colli Tortonesi, del Derthona e della nascita dell’azienda.
I Colli Tortonesi, il Derthona e l’uva Timorasso
“Davide ha fatto uno studio geologico con Vigna Veritas. Siamo sui Colli Tortonesi: un territorio di confine vicino a tante altre zone famose dal punto di vista viticolo e confinante con Lombardia e Liguria. Siamo la porta del Piemonte; la prima zona che si incontra quando si entra in Piemonte arrivando da est. Una zona molto estesa; è difficile trovare altre zone così estese. Si è formata in epoca tortoniana. A Tortona si dice – il terreno è il tortoniano!”
“Il tortoniano ha una base argillosa mista a calcare. Varia da un punto all’altro. La Colombera si trova a Vho, frazione del comune Tortona, sul secondo dei 7 colli della città, detto Monte Colombino. E da qui il nome della nostra azienda. La parte storica della Colombera con Cascina Marchetta si trova a Vho, ma abbiamo anche vigneti a Sarezzano piantati su terreni decisamente diversi.
La mappa progettata da Davide è uno studio geologico che approfondisce la composizione del territorio. Per esempio a Monleale, la linea più scura disegnata a metà delle valli dei Colli Tortonesi, mostra come qui e anche in Val Borbera ci sia una percentuale più elevata di argilla, insieme a una parte di calcare. Nelle zone rappresentate con colore più chiaro abbiamo un maggior percentuale di sabbia, la zona dei famosi anche Calanchi, dove il vitigno Timorasso si esprime in modo eccellente.
La mineralità dei vini viene fuori grazie al vitigno; con espressioni diverse a seconda che cresca su argilla – buona freschezza, grande acidità, grande eleganza – o su sabbia – sapidità e mineralità.”
“Girate i colli tortonesi, andate a trovare produttori diversi per capire queste differenze tra un Derthona e l’altro!”
“Il Derthona è il nome romano della città di Tortona. Anche se la città è stata fondata dai Liguri, i Romani nel 148 d.C l’hanno chiamata “Derthona” ovvero piccola Roma, per via dei 7 colli.
Quando abbiamo iniziato a riproporre il timorasso nel 2000, eravamo 5 produttori e abbiamo scelto il nome Derthona: il timorasso si può piantare anche in altre zone, ma il Derthona si può fare solo sui Colli Tortonesi e questa è la grande differenza.
Questo presupposto ci caratterizza ed è quello che ha fatto cambiare la viticoltura di questa zona; una zona dove la viticoltura era già ben presente – si parla di 2.500 ettari di vigna – dove prima la maggior parte delle uve erano Barbera, Croatina, Bonarda, Cortese. Oggi gli ettari di questi vitigni sono diminiuti in favore del Timorasso.
Una zona quando si identifica nel suo vitigno di origine cambia completamente!
Noi siamo figli del timorasso, abbiamo – come dico io – San Timorasso che porta avanti la zona, la caratterizza e la identifica.
Si viene qui per assaggiare il Timorasso e si finisce per assaggiare anche i rossi – come la Barbera che è sempre stata un po’ nelle vene dei tortonesi.
Il Derthona e i vini da uve timorasso sono bianchi da invecchiamento, di struttura, eleganti, che si possono bere anche dopo 8 – 10 anni. Danno delle grandi emozioni. Negli anni Ottanta, invece il bianco era considerato solo come vino di pronta beva.
Mio nonno è arrivato a Vho da Montemarzino – a 20 km da qui – nel 1937. Ha scelto la Colombera come sede per spostare la sua azienda agricola. A Montemarzino coltivava le mele, ma questa è più zona da vigna. Voleva avvicinarsi alla città.
La Colombera ha mantenuto la parte agricola avviata da lui: oggi abbiamo 28 ettari di vigna, 50 ettari tra seminativo, campi, pesche, albicocche, prugne. Col tempo per noi la parte più importante è diventata quella viticola. Mio nonno vendeva le uve, ma mio papà ha capito che doveva fare la sua vinificazione e iniziare a vendere i suoi vini.
Il 1998 è stato l’anno in cui, grazie a Walter Massa, ha deciso di spostare la barbera “più buona” nel vigneto più storico – piantato da mio nonno nel 61. “Provo a fare due barrique di questa di questa barbera e vediamo cosa succede”. E in effetti c’erano queste due barrique in cantina con scritto “Sarà pur vero che viene buono il vino nelle botti se si invecchia la barbera“. Aveva già venduto tutto il vino prima ancora di imbottigliarlo! Da lì è partito il progetto della bottiglia.
Ho deciso di fermarmi a lavorare con lui e come vedete sono ancora qui!
Con Walter Massa abbiamo fatto tante riunioni in quei tempi. Abbiamo piantato la prima vigna di timorasso nel 1997, poi una nel 2000 e una nel 2003. Tutte in zone differenti, facendo una zonazione della Colombera. Abbiamo capito come il timorasso poteva stare bene anche nella zona di Vho ed è stato un grande cambiamento.”