L’abbiamo fatta! La degustazione alla cieca. Una sfida tra i grandi metodo classico italiani e con l’aggiunta di due Champagne.

Undici vini da cinque zone differenti
- 3 Alta Langa Docg
- 2 Franciacorta Docg
- 2 metodo classico dall’Oltrepò Pavese
- 2 Trento Doc
- 2 Champagne
La tavola di lavoro
Un panel composto da 13 persone, tutte coinvolte attivamente nel mondo del vino. Nessun conduttore: tutti attorno a un tavolo a scambiarsi idee, a raccogliere feedback, a cercare di fare un focus per migliorare ognuno per la parte che gli compete. Chi il metodo classico lo produce, chi lo vende, chi deve comunicarlo.
Due batterie, la prima da sei vini e la seconda da cinque.
Com’è andata? Ecco alcune note di degustazione “collettive”
Un risultato che ha accomunato tutti: i due Champagne sono stati riconosciuti alla cieca da tutti. Gli altri vini a spot. Abbiamo trovato che gli Champagne di questa serie di assaggi avessero una grande riconoscibilità. I metodo classico italiani delle due batterie, pur essendo prodotti di grande piacevolezza, non ci hanno restituito caratteristiche organolettiche tali da permetterne l’identificazione di zona.
- Campione 1: Oltrepò Pavese Docg Rebollini Millesimato Brut Nature
Uve Pinot Nero e Chardonnay
Al naso sentori di crosta di pane e fiori bianchi. Equilibrio leggermente spostato sulle durezze con un’acidità croccante che potrebbe ammorbidirsi con l’evoluzione.

- Campione 2: Alta Langa Docg Deltetto Brut – 2020
Uve Pinot Nero e Chardonnay
Al naso richiama la mela e gli agrumi, con qualche nota di gesso sul finale; alla beva è fresco, sapido e di struttura.

- Campione 3: Franciacorta – Gralò Extra Brut
Uva 100% Chardonnay
Dai sentori di mela renetta, fiori bianchi e qualche accenno minerale, alla beva è corposo ed equilibrato.

- Campione 4 (il preferito della prima batteria):
Alta Langa Docg – Ettore Germano Extra Brut 2019
Uve Pinot Nero e Chardonnay
Naso dalle note floreali, di piccoli frutti rossi, accenni di pietra focaia. Il sorso è vellutato, cremoso, avvolgente. Molto buono.

- Campione 5: Champagne – Lepreux-Penet – Grand Cru À Verzy Brut
Uve Pinot Nero e Chardonnay
Al naso sa di umami, di brodo, di nocciole tostate. Al palato è cremoso e un po’ piacione. Potrebbe rivelarsi un abbinamento gastronomico interessante.

- Campione 6: Franciacorta – Ca’ del Bosco Cuvée Prestige 46^ edizione
Uve Chardonnay e Pinot Nero
Decisamente meglio al palato che al naso: una beva dinamica, con corpo e sapidità.

- Campione 7: Trento Doc – Terre dell’Orso Brut
Uva 100% Chardonnay
Al naso è floreale, dalle spiccate note di mela e frutta bianca, al palato è pieno ed equilibrato. Un sorso che ne chiama un secondo rapidamente.

- Campione 8: Alta Langa Docg – Garbarino Le Rapide – Extra Brut – 2019
Uve Chardonnay e Pinot Nero
Agrumi, leggere note minerali. In bocca le durezze per il momento prevalgono sulle morbidezze. Da riassaggiare.

- Campione 9: Champagne – François Girard – Grand Cru Blanc de Blancs 2016
Uve 100% Chardonnay
Note di pasticceria, frutta secca, melassa. Complessità al naso; cremosità e persistenza al palato.

- Campione 10 (il preferito della seconda batteria – unica riserva presente): Trento Doc – Conti D’Arco Brut Riserva 2018
Uve 100% Chardonnay
Note fruttate e floreali, alternate ad accenni tostati e di frutta secca. Al sorso è pieno, ricco e avvolgente.

- Campione 11: Metodo Classico VSQ – Monsupello Pas Dosé
Uva 100% Pinot Nero
Al naso note fruttate e di pasticceria; il sorso è pieno, con buona persistenza e armonia.

“Quello del blind tasting è un esercizio: non una sfida a chi riconosce cosa; è un allenamento puro della vista dell’olfatto e del palato. È anche un esercizio di relazione e comunicazione. Il confronto che porta una degustazione ‘alla cieca’ è una crescita personale del saper ascoltare, dell’avere la mente libera e aperta. Durante questa degustazione la condivisione è stata davvero tra pari, nonostante i ruoli differenti nel settore e per questo sono grata ai partecipanti.” commenta Francesca Bertaggia, collaboratrice della guida Slow Wine “Quello che possiamo far uscire da questa degustazione è che il carattere identificativo dello Champagne è chiaro, per il resto delle zone italiane, non sono emerse da questo assaggio caratteristiche organolettiche tali da poter identificarsi facilmente. Sicuramente abbiamo trovato grandissima qualità, piacevolezza della beva e un lavoro fatto spesso tecnicamente alla perfezione.
Parlando di territorio piemontese e di Alta Langa, tra le tre etichette, Ettore Germano è risultata la più apprezzata. Da qui la domanda: cosa ci aspettiamo da questa tipologia di vini? Io credo che la strada sia da percorrere con attenzione alla comunicazione perché la storia del metodo classico in Piemonte è degna di essere raccontata in quanto di valore.”
Conclusioni
Personalmente nella mia comunicazione racconterò a chi beve metodo classico italiano che si tratta di vini diversi che non dovrebbero essere considerati un’imitazione dello Champagne; bensì espressione di terroir differenti. Ognuno unico per le sue peculiarità di clima, suoli, anime.
I gusti personali sono un’altra cosa. Capire la differenza tra un prodotto e l’altro è fondamentale, sopratutto per chi parla di vino. Capire che note di panetteria e lieviti sono mano del grande enologo più che espressione di un territorio anche.
Bere quello che più ci piace, ma capire anche gli intenti di chi produce. W la diversità: anche al palato.
E prossimamente?
Questa era una prova.. ma rifaremo la degustazione con molte più persone!
Grazie a Carlo Galliano e Silvia Quirico della cantina Borgo Maragliano di Loazzolo per la magnifica ospitalità.
Scritto a quattro mani con Francesca Bertaggia