Venerdì 17 ottobre 2025, nella storica cantina Braida di Rocchetta Tanaro, il conduttore televisivo Roberto Giacobbo ha presentato quattro nuovi vini dell’azienda Terre di Maria.

Cosa possono avere in comune un divulgatore appassionato di archeologia e i più celebri produttori di barbera del Monferrato? E cosa ci faceva quella sera Roberto Giacobbo a Rocchetta Tanaro?
«Lo scopriremo dopo la pubblicità», direbbe Roberto.
L’antefatto parte da un progetto agricolo a tutto tondo
Tutto è nato all’università, quando Giovanna Giacobbo, la figlia di Roberto, ha incontrato l’allora studente pugliese Cataldo Faretra.
I due si sono innamorati e hanno intrapreso un cammino comune, personale e professionale che ha portato alla nascita dei vini della linea Neolitico di Terre di Maria e TorreClava.
Cataldo, che nel frattempo è diventato enologo, winemaker e sommelier, proviene da una famiglia di viticoltori e contadini di Orta Nova, nella Daunia, in provincia di Foggia.
Da sempre la sua famiglia porta avanti in quelle zone un progetto agricolo a tutto tondo, con viti, olivi e campi di grano. Sua madre Maria – da cui il nome Terre di Maria Srl – ha messo a disposizione i vigneti di famiglia, che fino a quel momento vendevano uve di grande qualità a diverse cantine della zona, contribuendo alla realizzazione di numerosi vini premiati dalle guide di settore.
Da questa eredità agricola ha preso vita la collaborazione tra le famiglie Faretra e Giacobbo. Il noto divulgatore, appassionato di archeologia e di civiltà antiche, ha deciso di coinvolgere i due giovani e Maria in una nuova avventura di vinificazione, mettendo a disposizione le sue competenze sensoriali, la sua energia e il suo spirito curioso.

E così sono nati i vini della linea Neolitico e TorreClava di Terre di Maria.
Suoli antichi e pratiche sostenibili
Cosa di meglio poteva desiderare un archeologo, se non un terreno coltivato fin dal Neolitico?
Oggi sono 22 gli ettari di vigneti piantati su terreni grigio-argillosi con fondo sabbioso, nel comune di Orta Nova dell’azienda Terre di Maria. In quell’area sorgeva un insediamento agricolo tra i più antichi della Daunia, vicino a una città sepolta che un tempo fu sede di scambi e mercati. I suoli, ricchi di sedimenti calcarei e sabbiosi, raccontano una continuità di vita e di coltivazione lunga millenni.
Gli otto segreti del misterioso sovescio che ha incuriosito il CNR
La scelta della cantina, fin da subito, è stata quella di condurre tutto il parco vitato in regime biologico, inerbendo lo spazio tra i filari con un sovescio composto da cinque diverse essenze — che, misteriosamente, restano segrete.
D’altronde, scherza il conduttore, «se non ci fossero dei segreti, ben otto segreti, non sarebbero le nostre vigne di famiglia».
Anche le potature, sono gestite con cure speciali: le viti sono seguite una a una, con tagli che richiedono circa quattro mesi di lavoro.
Inoltre, in ricordo di una tradizione pugliese che Cataldo ha voluto preservare, ogni filare inizia e termina con uva da tavola.
L’acqua di sorgente, una risorsa rara preziosa in queste zone, contribuisce a mantenere le vigne in equilibrio naturale.
Il CNR si è già interessato a studiare il mix di erbe e leguminose del sovescio utilizzato per la produzione dei vini TorreClava e Neolitico, per approfondire come migliorare la vitalità e l’energia del suolo.
Raccolta meccanica di ultima generazione
La raccolta avviene con vendemmiatrici meccaniche di ultima generazione, dalla tecnologia sorprendente. Capaci di aspirare con delicatezza solo le bacche, con estrema precisione, lasciando il rachide intatto sulla pianta. Gli acini possono essere trasportati integri e perfetti, velocemente in cantina
In sole quattro ore riescono a completare la vendemmia dei 22 ettari di vigneto. «Un’efficienza quasi “supersonica”», scherza Giacobbo. Poi chiaramente ci vorranno delle presse capaci di accogliere una quantità di uva così grande tutta in una volta, ma non ci addentriamo per il momento nella questione.
E non è tutto. L’azienda produce anche olio extravergine d’oliva e grano, provenienti da uliveti e campi di proprietà. «A Terre di Maria si fa vigna, olivo e grano. Vino, pasta e olio: prodotti essenziali da portare in tavola».
Il “gusto assoluto” di Roberto Giacobbo
Ma ancora non abbiamo capito perché Roberto, dopo aver raccontato le piramidi d’Egitto, oggi si interessi di viticoltura.
E questa domanda è arrivata proprio nel corso della masterclass che si è svolta nelle cantine storiche di Braida, condotta dal delegato dell’AIS di Asti Paolo Poncino, durante la quale Giacobbo ha presentato i quattro vini: «Perché un divulgatore come lei ha deciso di occuparsi di vino?»
Giacobbo ci ha svelato l’ennesimo arcano: «Fin da bambino avevo un’ipersensibilità al gusto. Allungavo l’aranciata, il gelato per me era troppo dolce, sentivo i sapori moltiplicati. Mia madre confidava nelle mie capacità per trovare un chiodo di garofano finito per sbaglio in mezzo al minestrone».
Gli specialisti che lo hanno visitato lo hanno soprannominato “gusto assoluto”, in realtà si tratta di un raro difetto genetico che Roberto, nel tempo, ha trasformato in un pregio: una competenza sensoriale che oggi mette a disposizione di Cataldo, Giovanna e Maria nella creazione dei vini di famiglia.
Il primo incontro tra Braida e Roberto Giacobbo
E ora vi starete chiedendo… Braida, in tutto questo, cosa c’entra? Scopriamolo dalle parole di Roberto, prima che parta la pubblicità.

«Era il 2012. Mi trovavo a Torino agli studi televisivi e al termine di un’intensa settimana di lavoro in cui ci eravamo nutriti solo a panini, finalmente andammo a cena vicino alla Gran Madre. Ci meritavamo una bella bistecca e una buona bottiglia. L’oste ci portò al tavolo un Bricco dell’Uccellone 2010. Non lo conoscevo. Fu una rivelazione. Lo assaggiai ed esclamai: “Dio c’è”. Il giorno dopo lasciai un messaggio sulla segreteria telefonica di Braida, messaggio che Raffaella non ha mai cancellato. Per farla breve ne volevo ancora!
Ma quel 2010 era andato sold out, e così Raffaella mi procurò due bottiglie dalla sua riserva personale. Da lì è nata la nostra amicizia. Lei era mia fan, e io sono diventato fan suo e dei suoi vini».

La degustazione dei vini della Linea Neolitico e TorreClava
È facile capire a questo punto perché proprio Raffaella Bologna abbia desiderato ospitare in Piemonte la prima presentazione dei vini di Roberto Giacobbo.

E quindi è venuto il momento di raccontare anche qualcosa sui vini. Lasciando un alone di mistero sulle note di degustazione, che vi invito a scoprire felicemente in autonomia.
Neolitico Bianco Puglia IGP 2024
Vino bianco da uva verdeca con una piccola parte di chardonnay, blend affinato per pochi mesi in barrique.

Neolitico Rosato Susumaniello Puglia IGP 2024
Vino rosato dal vitigno autoctono Susumaniello in purezza, utilizzato un tempo nei blend solo per dare colore e struttura.
TorreClava Gold – Un altro segreto!
Vino rosso, campione in anteprima alla cieca non ancora uscito in commerco, senza etichetta, in magnum.
Blend di primitivo e altri autoctoni coltivati ad hoc per il progetto. Questo vino rimane ancora avvolto nel mistero.
TorreClava Gold, Primitivo Puglia IGP Bio (annate 2023 e 2022)
Vino biologico da vecchie vigne di primitivo: un rosso che esalta la varietà e la naturale morbidezza del frutto.
Per concludere con lo spirito conviviale tipico di Braida, dopo la degustazione, la serata è proseguita con una ricca cena alla Trattoria I Bologna.

Alla tavola che ha riunito la famiglia Bologna, Roberto Giacobbo, Cataldo Faretra, Giovanna e tanti amici, i vini pugliesi della linea Neolitico e TorreClava si sono alternati alle etichette Braida – Bricco della Bigotta 2019 e Moscato d’Asti Vigna Senza Nome 2024 – in un dialogo enoico tra Nord e Sud.
