Tra i fortunati possessori della rara cassa in serie limitata celebrativa delle prime dieci annate di Barbera d’Asti Bricco dell’Uccellone, che gli fu donata agli albori della sua carriera, Costantino Gabardi è esperto gourmet, sommelier e degustatore internazionale. È lui ad aver curato il calendario di masterclass con esperti del mondo del vino che animeranno il Barbera d’Asti Wine Festival. Gabardi sarà anche protagonista di una masterclass a Palazzo Alfieri con Riccardo Cotarella alle 17 del 12 settembre.

Qual è il suo punto di vista sul vitigno barbera e sul vino Barbera d’Asti in particolare?
“Barbera d’Asti… Secondo me è ben più che un vino, è un bacino culturale. Assaggiando una Barbera d’Asti non si può fare a meno di collegarla al contesto in cui nasce. Il Cabernet non ha una simile contestualizzazione per esempio. La Barbera d’Asti è intima figlia del proprio territorio, cosa che non avviene per la Barbera d’Alba. Degustandola, si può sentire il battito del cuore dell’Astigiano”.
Ha qualche ricordo in particolare che la lega alla Barbera d’Asti?
“Vede, io abito sul lago di Garda e i vini che si fanno fuori da casa mia hanno, storicamente, barbera nel loro assemblaggio. Credo che la barbera sia come lo spaghetto, icona di italianità”.
Come immagina la Barbera d’Asti tra dieci anni?
“L’errore che la denominazione non deve fare è quello di sottovalutare il suo potenziale. Bisogna immaginare e intercettare il mercato futuro: le giuste gradazioni alcoliche, preservando l’acidità. Attenzione: non parlo di fare vini puliti, quelli ormai li fanno tutti quanti. Mi riferisco piuttosto alla necessità di produrre vini attuali. La sfida sarà quella di attualizzare la Barbera senza farle perdere la sua grande anima contadina.
Aubert de Villaine, co-gerente della Domaine de la Romanée-Conti, una volta mi disse che da loro seguivano la strada della lenta e costante evoluzione. Perché ci si può evolvere per stravolgere tutto o per cercare di rimanere ciò che si è. Ecco la cosa più complessa: la riscrittura di una storia adeguandone la trama alle nuove generazioni, ma mantenendo il soggetto e i personaggi”.
Barbera, attore protagonista o spalla ideale nelle architetture di grandi rosati: ci anticipa qualcosa su questa masterclass che condurrà insieme a Riccardo Cotarella, imprenditore e presidente Assoenologi?
“Con gli enologi ho sempre avuto un bel rapporto, nella mia professione di consulente sono sempre stato un mediatore, nelle aziende, con questa categoria di professionisti. Ho lavorato con Maurizio Castelli, Beppe Caviola, Carlo Ferrini, lo stesso Cotarella, con Michel Rolland e Stéphane Derenoncourt. È sempre uno scambio arricchente ed edificante. Il nostro intervento al festival non sarà tecnico, ma spiegheremo alle persone cos’è l’anima di un vino. Questo è il vero carattere del vino Barbera, che è l’anima portante della zona da cui proviene. Questa sarà la tesi di questa masterclass in cui porteremo in assaggio due vini da fuori, in cui c’è una percentuale di Barbera, e poi dei rosati, considerati erroneamente spesso dei vini di rifugio, di cui metteremo in luce la grande complessità produttiva ed espressiva”.

Marianna Natale è giornalista e comunicatrice specializzata nel settore enogastronomico; WSET level 2, sommelier Ais, Donna del Vino, collabora con testate locali e nazionali.