In Trentino, tra accoglienza, paesaggi mozzafiato e Donne del Vino che fanno rete.

Non avevo previsto nulla. Dovevo attendere due giorni, sospesa tra il Vinitaly e un incontro di lavoro in Val di Cembra.
Pensavo: ne approfitto per lavorare tra i monti, stacco un po’. Invece no. Grazie alla meravigliosa rete delle Donne del Vino, quell’intermezzo si è trasformato in un momento intenso e inaspettato.
Incontri al Finitaly
Tutto è cominciato al Finitaly, alla cena di gala delle Donne del Vino che ogni anno chiude il Vinitaly.
Al mio tavolo c’era Maria Marangoni che, appena ha saputo che restavo in zona, mi ha invitata senza esitazione: “Vieni a trovarmi domani al Borgo dei Posseri”. Un paio di tavoli più in là c’era Romina Togn, produttrice trentina. Quando ha saputo che sarei andata da Maria, mi ha detto: “Bravissima, ma il giorno dopo vieni da me. Ti porto a Maso Poli e poi ceniamo insieme”. Così, da un incastro fortunato, sono nati due incontri veri.
Borgo dei Posseri
Il Borgo dei Posseri si trova vicino a Rovereto, in Valle Lagarina, tra il Lago di Garda e le Piccole Dolomiti. Le altitudini, in questa valle trentina, variano dai 290 ai 600 metri sul livello del mare, mi racconta Maria. Originariamente il luogo era chiamato Borgo dei Taddei, portava il nome della famiglia toscana che l’ha costruito, trovando rifugio in questo paradiso, in fuga dalla peste. Successivamente, fu acquisito da famiglie locali provenienti dalla montagna di Pozzo, e fu rinominato Borgo dei Posseri.

Dopo varie vicissitudini, nel 2008 Maria Marangoni e suo marito Massimo De Alessandri, piemontese produttore di Moscato, lo acquistarono e realizzarono il loro sogno vitivinicolo. Dopo la scomparsa di Massimo nel 2022, Maria ha preso in mano la conduzione dell’azienda insieme alle sue tre figlie, in particolare Mariella che si sta dedicando con passione all’azienda.

Il borgo è stato completamente restaurato: l’antico fienile è ora un’accogliente sala degustazione, le case tra le vigne sono state trasformate in deliziosi alloggi per i turisti.

L’azienda possiede 15 ettari a corpo unico intorno alla cantina oltre ad altri 4,5 ettari – coltivati a Chardonnay e Pinot Nero – per le basi spumante del Trento DOC.

Maria mi ha accompagnata in giro per le vigne tra ciliegi in fiore, in un paesaggio vitato, di colline circondate dai monti. Raimondo, il cagnolone di casa, settanta chili di presenza affettuosa, ci ha seguite ovunque.

A un certo punto è sparito tra gli alberi: Maria mi ha raccontato che avverte la presenza dei lupi, e lui, se sente qualcosa, va subito a controllare.
Maso Poli
Il giorno seguente, sono stata accolta da Romina Togn a Maso Poli, a Pressano di Lavis, sulle colline Avisiane che dominano la Piana Rotaliana. L’azienda, acquistata da Luigi Togn nel 1978, è ora gestita dalla figlia Romina insieme alle sue sorelle. I vigneti si estendono su 10 ettari a corpo unico intorno alla cantina, con altitudini che variano dai 100 metri della piana ai 500 metri del vigneto di Pinot Nero.

I suoli di Maso Poli sono caratterizzati da marne rosse, mentre a Roveré della Luna, dove la famiglia possiede l’azienda Gaierhof, sono ghiaiosi e drenano bene l’acqua. La produzione include vitigni autoctoni come il Pinot Grigio, il Moscato Giallo, la Schiava, la Nosiola oltre alle uve Chardonnay e Pinot Nero per il Trento DOC.

Qui soffia l’Ora del Garda, che “nel primo pomeriggio è una brezza leggera e alle 18 ti porta via“, mi racconta Romina.
Maso Poli produce circa 85.000 bottiglie: vini fermi bianchi e rossi da varietà autoctone come nosiola, moscato giallo, pinot grigio, lagrein e schiava, e naturalmente il Trento DOC.
Il Trentodoc Riserva 2018 che ho assaggiato affina 60 mesi sui lieviti (80% chardonnay e 20% pinot nero). Una bolla di grande eleganza. “Non usciamo mai con uno spumante che abbia fatto meno di 36 mesi di affinamento. L’acidità delle uve dei nostri vigneti è così alta che, se facessimo un affinamento più breve, il vino non sarebbe piacevole.” racconta la produttrice.

Altro punto di orgoglio la Nosiola Trentino DOC 2023, un vino gustoso e sapido, dalle note di fiori, fieno e nocciola selvatica (non a caso in dialetto della valle, “nosela” vuol proprio dire nocciola!).
E per finire a cena in un’Osteria Slow
La giornata si è conclusa con una cena al ristorante Il Libertino a Trento, in compagnia di Romina e Rosaria Benedetti – delegata dell’Associazione Nazionale delle Donne del Vino per il Trentino Alto Adige.
Una serata fatta di chiacchiere, con un calice di Trento DOC e il famoso tortel di patate, la “pizza fritta trentina” accompagnata da salumi e cavolo cappuccio condito. Croccante e squisita!
Ci tenevo a raccontare questa esperienza perché in due giorni ho trovato ospitalità, allegria e condivisione da parte di tre Donne del Vino che mi hanno aperto le porte di casa loro.
La parte bella e umana del mondo del vino: incontri, amicizia, accoglienza.