Luciano Ferraro, vicedirettore e caporedattore del settore vino e viticoltura del Corriere della Sera, porta ad Asti una formula di divulgazione già sperimentata per il TrentoDoc in Trentino Alto Adige curando per il Barbera d’Asti Wine Festival un ricco palinsesto di incontri tematici con importanti ospiti del mondo del vino e del cinema, della letteratura, dell’arte e dell’imprenditoria.

Qual è il suo punto di vista sul vitigno barbera e sul vino Barbera d’Asti in particolare?
“Negli ultimi decenni la Barbera è cambiata: da vino popolare a vino che raggiunge vertici elevati. È riconoscibile per la sua acidità (leggi freschezza), prerequisito del gusto contemporaneo. Un vino brioso ma capace di evolversi, se affinato. Da esuberante in gioventù (pochi tannini e tanto frutto), diventa morbido con la maturità. Il vitigno, tra gli autoctoni italiani, è fra i più poliedrici. Questo gioco su campi diversi ha ispirato il festival e la sua comunicazione, in sintonia con il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. Il senso del festival è: unire pianeti diversi e allinearli davanti alle bottiglie di Barbera d’Asti”.
Ha qualche ricordo in particolare che la lega alla Barbera d’Asti?
“Un Vinitaly della metà degli anni Ottanta, allo stand Braida di Giacomo Bologna, con Luigi Veronelli. Giacomo continuava ad affettare salami e a versare le sue Barbera d’Asti, il suo faro era il Bricco dell’Uccellone, il primo a sdoganare l’immagine della Barbera. Lo stand di Braida era allegro come un’osteria, Giacomo rideva e quasi non parlava del suo vino: la Barbera d’Asti parlava da sola”.
Come immagina la Barbera d’Asti tra dieci anni?
“Senza sfera di cristallo è difficile prevedere cosa accadrà tra dieci anni nel mondo del vino italiano, per il quale si sta aprendo un periodo di riflessione per affrontare tre emergenze: clima, salutismo, riduzione dei consumi. Comunque penso che la Barbera d’Asti saprà sempre più trovare uno spazio tra gli autoctoni a bacca rossa d’Italia, conquistando nuovi mercati”.
Che tipo di percorso di divulgazione proporrà, sotto la sua direzione scientifica, nel corso dell’evento?
“Il Barbera d’Asti Wine Festival non è diretto alla minoranza di esperti che può discutere per ore di profumi e tannini. Ci saranno dibattiti sul vino e spettacoli, degustazioni e concerti, riflessioni sull’architettura delle cantine e interviste a scrittori e fotografi. Il senso è che il vino non è solo una bevanda alcolica con più storia delle altre, ma un veicolo per conoscere altri mondi. Il festival apre le porte a una visione diversa: trasforma il vino in un motore per visitare il territorio e le sue cantine, chiamando a raccolta chiunque voglia divertirsi, riflettere, imparare”.

Marianna Natale è giornalista e comunicatrice specializzata nel settore enogastronomico; WSET level 2, sommelier Ais, Donna del Vino, collabora con testate locali e nazionali.