Cristina Mercuri, wine educator con oltre 10 anni di esperienza nel settore del vino, studente del Master of Wine (Stage 3), ha una società, Mercuri Wine Club, con cui si propone di “dare un contributo concreto per migliorare la wine industry attraverso corsi di formazione in aula e online, contenuti informativi e didattici e consulenze personalizzate”.

Al Barbera d’Asti Wine Festival è intervenuta con il vicedirettore del Corriere della Sera Luciano Ferraro, il conduttore radiofonico Nicola “Tinto” Prudente e la vice presidente dell’Associazione italiana Donne del Vino Francesca Poggio al talk dedicato alla comunicazione nel mondo del vino.
Qual è il suo punto di vista sul vitigno barbera e sul vino Barbera d’Asti in particolare?
“Il vitigno barbera mostra grande versatilità, a livello produttivo e quantitativo è il vitigno principe del Piemonte, che ha sfruttato la possibilità di produrre diversi stili e diverse qualità nel passato, in maniera forse non sempre eccellente. Per questo oggi si tende ancora ad annoverarlo tra i vini secondari o minori. Una razionalizzazione dei diversi capisaldi del vitigno, come l’acidità vibrante, il frutto rosso ben definito, i tannini non invadenti potrebbe rilanciarlo come merita tra i vini più importanti nel panorama italiano”.
Come immagina la Barbera d’Asti tra dieci anni?
“Per poter immaginare il futuro bisognerebbe conoscere bene gli investimenti e le azioni di promozione che il Consorzio e i singoli produttori stanno facendo nel presente su questo vino. Ma dato il volume produttivo e la qualità dei vini Barbera d’Asti conto che la reputazione, anche all’estero, possa nei prossimi anni continuare ad aumentare e mantenersi alta”.
Si è occupata in questi giorni ad Asti di comunicazione del vino. Quali sono le tendenze, cosa fare e cosa non fare?
“Come si è detto sul palco del Barbera Wine Festival la comunicazione del vino risente molto di una sottovalutazione dell’importanza del marketing nel settore, visto come un ambito secondario rispetto alla produzione e alla vendita. Il marketing dovrebbe essere invece tra i dipartimenti che guidano un’azienda, come è facilmente immaginabile confrontandosi anche con altri segmenti, pur restando nell’ambito alimentare. Le tendenze sono imposte dal consumatore.
Cosa vuole oggi il consumatore? Meno alcol? Vini più lineari e più slanciati? Meno carichi? Ritengo che i vini vadano prodotti in linea con le tendenze del mercato e la comunicazione debba seguire il linguaggio dei consumatori, siano essi giovani o meno giovani, esperti o meno esperti, la strategia di comunicazione dovrebbe adeguarsi al pubblico di riferimento.
Assistiamo a una tendenza sempre crescente dell’uso del digital, quindi la comunicazione dovrà essere più snella, per arrivare a chi usa questi canali.
La cosa da non fare è non delegare questa funzione a un professionista, ostinandosi a credere di poter essere dei factotum in cantina”.

Marianna Natale è giornalista e comunicatrice specializzata nel settore enogastronomico; WSET level 2, sommelier Ais, Donna del Vino, collabora con testate locali e nazionali.