Comunicatore del vino italiano, sommelier di terza generazione nel ristorante di famiglia, Da Burde, storica trattoria fiorentina, Andrea Gori è giornalista (Business People, Intravino) Champagne educator, Ambassadeur du Champagne 2011 per l’Italia, Officier de l’Ordre des Coteaux de Champagne.

Chi meglio di lui avrebbe potuto condurre la masterclass “Barbera e Champagne, Longo e Gianni Rivera: affinità elettive di vini un tempo lontani” che si svolgerà, nel corso del Barbera d’Asti Wine Festival, a Palazzo Alfieri il 9 settembre alle 17?
Qual è il suo punto di vista sul vitigno barbera e sul vino Barbera d’Asti in particolare?
“Un vitigno del popolo che ha chiesto spazio in prima classe per anni ma che per anni l’ha fatto in maniera errata, alzando la voce, vedi le barrique e i vinoni puntualmente ed erroneamente premiati dalla critica negli anni 2000. Oggi mi pare che abbia imboccato la strada giusta, sfruttando le sue caratteristiche di agilità e freschezza nonché di pienezza di frutto al servizio di vini per lo più immediati e goderecci e lasciando solo a zone vocate come Asti e Monferrato di produrne (in numero limitato) versioni sontuose e ricche, che pure hanno un loro mercato”.
Ha qualche ricordo in particolare che la lega alla Barbera d’Asti?
“Un bellissimo documentario di Giulia Graglia su Giacomo Bologna. Un ritratto non agiografico ma che metteva in luce il percorso che la Barbera doveva fare da lì a pochi anni. Dopo averlo visto mi precipitai ad assaggiare i suoi vini e le migliori Barbera d’Asti all’epoca in circolazione trovandone spesso buone intenzioni ma non quel meraviglioso spirito di Giacomo. Soprattutto mi faceva sognare la parte in cui raccontava la bellezza di due uova, del tartufo e della Barbera: cos’altro serve per essere felici oltre qualcuno con cui condividerlo? Giacomo metteva in evidenza un altro aspetto fondamentale della barbera, ovvero la capacità di abbinarsi a tutto quanto c’è più di italiano in giro per il mondo: dalla pasta alla pizza passando per risotti e formaggi di alto profilo umami”.
Come immagina la Barbera d’Asti tra dieci anni?
“Un vino simbolo dello stile italiano nel mondo: ricchezza, stile e “gusto pieno della vita” ma in scioltezza, senza far pesare il proprio retaggio o millantare quarti di nobiltà che non ha. Un ruolo che l’Italia stessa dovrebbe riscoprire, mostrare al mondo che per essere felici servono buon gusto e pochi, giusti elementi, abbinati in maniera elegante”.
La strana coppia Barbera e Champagne: che tipo di intervento proporrà all’interno dell’evento?
“Quando Gaber (astemio) scrisse la sua canzone, erano due vini agli antipodi come pubblico, prezzo e luogo di consumo, mentre oggi non lo sono affatto. Sono vini vincenti per le caratteristiche molto simili e moderne, ovvero pienezza di frutto e gusto senza perdere di acidità e complessità, una chiave importante per aprire le porte di un pubblico vasto, colto e universale”.

Marianna Natale è giornalista e comunicatrice specializzata nel settore enogastronomico; WSET level 2, sommelier Ais, Donna del Vino, collabora con testate locali e nazionali.