Adriano Grasso, produttore di vini di Calosso (AT), racconta perché ha scelto il biologico.
“O adesso o mai più”: la scelta di una vita
“Undici anni fa ho deciso di lasciare il posto fisso per continuare la tradizione di famiglia: siamo viticoltori da sei generazioni. Era un sogno, ma mancava sempre un po’ di coraggio.
A 38 anni ho detto: ‘O adesso o mai più’ e ho deciso di proseguire quello che hanno fatto mio papà e suo nonno prima di lui. Il legame con la terra è forte. Può sembrare banale, ma la gente di queste terre ama profondamente questo territorio, ed è legata ai vigneti come in un matrimonio.”

Vivere la vigna, seguire le stagioni
“Ho deciso di farlo perché mi piace: seguiamo il ritmo delle stagioni, siamo sotto il cielo e al cielo non si comanda. Ma il bello è proprio questo: non c’è mai un anno uguale all’altro, ogni annata è una nuova partita”
La scelta del biologico
“Ho deciso di intraprendere la strada del biologico perché ci credo. Ho una famiglia, ho dei bambini e ho visto cosa è successo in passato. Penso sia la strada giusta. I vigneti vecchi continuano a vivere e a sopravvivere, mentre quelli più giovani, di 20-30 anni, faticano a resistere. Dobbiamo tornare un po’ indietro per recuperare quello che forse abbiamo perso. Per questo mi sono dedicato al biologico: è una scelta più pulita, ma soprattutto una scelta di vita.”

È più difficile? Dipende dalle annate.
“Uno degli aspetti più complessi è il contenimento dell’erba sottofila in fase di maturazione, così come mantenere la sanità dei grappoli. Con una concimazione organica, più bilanciata, la vite mantiene un maggiore equilibrio tra la parte vegetativa e la parte produttiva. Con la concimazione chimica, invece, si rischia di forzare troppo la vegetazione, aumentando l’umidità nella fascia grappolo e il rischio di marciumi.“

Il vino nasce in vigna, non in cantina
“Il lavoro maggiore è in vigna. Quando si progetta un vino, lo si fa in vigna, non in cantina. La potatura è fondamentale: ogni vite è un caso a sé. Le aziende si stanno ingrandendo, la manodopera specializzata è sempre più difficile da trovare e la meccanizzazione è sempre più spinta. Ma la vite ha le sue esigenze: ci sono piante più deboli e piante più forti. Quando poto, osservo la vegetazione dell’anno precedente e, in base a quello, decido quante gemme lasciare per l’anno successivo. È lì che si progetta un vino, non in cantina durante la vendemmia.”
